A dir la verità
I racconti di Riccardo Francavilla
A dir la verità

Ogni giorno dopo pranzo andavamo a sederci sulla nostra panchina. A dir la verità non proprio ogni giorno, perché il lavoro non ce lo permetteva, ma almeno due o tre volte a settimana cercavamo di liberarci dagli impegni. Ci piaceva tantissimo quel posto e ci andavamo per goderci il panorama e fare una bella chiacchierata. A dir la verità, il panorama non era molto esotico, né tantomeno rilassante. Un gigantesco palazzo grigio troneggiava imperterrito verso nord. E, a dir la verità, non parlavamo molto, forse perché ci capivamo anche solo con gli sguardi. Comunque a noi piaceva lo stesso, e ci andavamo insieme, anche perché sembravamo fatti solo per stare insieme. A dir la verità non stavamo molto insieme, anzi, non stavamo insieme affatto, anzi, a dir la verità non la vedo da anni, dai tempi delle elementari, quando facevamo la strada insieme per andare a scuola. Anzi, a dir la verità, alle elementari ero in una classe unica, ed i miei compagni erano tutti dei maschietti. Però mi piace lo stesso pensarla così, e sperare che davvero lei un giorno venga a sedersi su questa panchina. Anzi, a dir la verità, spero anch'io di potermi un giorno sedere su quella panchina, e voltarmi ogni cinque minuti a guardare questa finestra, questa finestra sbarrata che chiude l'accesso alla mia cella.

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